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I trabocchi

Sulla costa alla furia del mare si oppongono con esili, eteree e traballanti strutture di legno “i trabocchi”.

Sul mare gli abruzzesi non hanno alzato inutili muraglie, ma con un “legno di macchia”, l’acacia, hanno eretto arditi camminamenti che si proiettano dentro il mare. Qui hanno installato postazioni da pesca e l’argano per sollevare le reti adatte al pesce di passo.

Ogni giorno il trabocco si espone alla furia del mare, ogni giorno l’uomo lo vigila, sostituisce assi, fili, canapi.

Case di terra e i trabocchi sono le ultime tracce di un’architettura minore che meglio di ogni altro segno testimoniano la personalità, lo spirito delle genti d’Abruzzo, la loro capacità di trasformare, lavorare (anche con tenacia) senza mai degradare il luogo. Sia le case di terra che i trabocchi  sono nati dal luogo, costruiti col materiale del posto, di esso prendono sembianze e colore, dalla sua vita derivano la propria, e con la fine di questa anche essi muoiono. La fine della loro funzionalità al luogo ne determina l’abbandono, il decadimento e il lento riassorbimento in esso. Siamo di fronte ad una lezione di ecosostenibilità di rara evidenza, da difendere prima ancora che di tramandarne la memoria.

(Maria Concetta Nicolai)

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