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I
casoni
Caratteristiche
abitazioni rurali, i casoni veneti (casone sinonimo di tugurio, secondo il dizionario
dialettale di Giuseppe Boerio) si estendevano nella fascia pianeggiante compresa
fra il delta dei Po e la foce dell' Isonzo. Costruiti spesso senza fondamenta,
erano normalmente provvisti del solo piano terra destinato ad abitazione,
talvolta vi si trovava anche la stalla.
Le pareti esterne, alte dai due ai due metri e mezzo, erano realizzate in
mattoni di argilla cruda o cotta ed imbiancate con calce; le pareti interne, non
avendo funzione di sostegno, erano fatte di canne intrecciate e ricoperte d'
argilla.
La facciata principale era di norma esposta a sud in modo da offrire protezione
dalla pioggia e dal vento di tramontana, allo stesso modo il camino era disposto
sottovento così da impedire alle faville di incendiare il tetto di strame,
finestre assai piccole limitavano la dispersione termica d' inverno e l'
eccessivo riscaldamento degli ambienti d' estate. La parte caratteristica del
casone era il tetto, coperto da un spessa coltre di canne palustri, raramente di
paglia, che, appoggiata ad una fitta trama di travi e travicelli, dava luogo a
quattro falde fortemente inclinate per favorire il rapido deflusso delle acque piovane.
Le falde erano saldate, lungo la linea di colmo, da un doppio ordine di tegole
curve fissate con calce (copara). Di frequente in una delle falde c' era una
specie di abbaino (teza) che serviva a riporre ne sottotetto il fieno per gli
animali della stalla Questa la tipologia dei rari casoni sopravvissuti sino ai
giorni nostri, anche se, procedendo di molto a ritroso nel tempo, nel 537 Cassiodoro
già descriveva ai Tribuni marittimi delle Venezie delle abitazioni interamente
costruite in materiale vegetale e dalla struttura estremamente leggera, viste la
povertà di risorse e l' inconsistenza dei terreno all' interno della zona
lagunare. Alcuni esemplari di questi casoni più "primitivi" si
possono rintracciare nella laguna di Caorle e Grado come luogo di rifugio e
appoggio alle attività dei pescatori. Col tempo il casone, assumendo la forma
che oggi conosciamo, divenne la tipica unità abitativa delle campagne venete e
ancora, all' inizio di questo secolo, ne erano presenti un migliaio di esemplari
disseminati per la regione.
Attualmente ne rimangono una decina nell' area di Padova, tre in quella di
Treviso, uno intorno a Venezia (casone di via Valleselle; un altro posto tra Campalto
e Tessera, lungo la Triestina, e ormai quasi completamente distrutto) ed alcuni
altri nella provincia di Rovigo. Accanto alla progressiva scomparsa dei "casonieri"
(antesignani degli odierni muratori), all'aspirazione comune a tanti contadini
ad avere una casa adeguata a nuovi bisogni e tecnologie, ci pensò il fascismo a
far sì che gran parte dei casoni venisse distrutta, grazie al "Programma
dell' anno XVII per l' abbattimento dei casoni", emanato dalla federazione
dei fasci di Combattimento di Padova nel 1940: "In un' epoca di grande
orgoglio nazionale, mentre il Fascismo sta potenziando un immenso Impero, l'
esistenza dei Casone è cosa umiliante ... distruggere il Casone significa
veramente andare verso il popolo". Nel dopoguerra continua la distruzione
sistematica degli esemplari rimasti, per far posto ad abitazioni igienicamente e
tipologicamente
più consone a nuovi modelli di vita. In Italia si rade al suolo una cultura
contadina che nel casone trovava una sua espressione, a differenza di altri
paesi quali l' Irlanda, l' Olanda, la Francia, la Danimarca dove pure erano
diffuse abitazioni rurali assai simili (es. il thatched, cottage irlandese e
scozzese) che sono tuttora in piedi, restaurate secondo le nuove esigenze,
talvolta con cambio di destinazione d' uso, comunque salvaguardate e protette
come testimonianze di un passato che, altrimenti, non sarebbe più possibile
ricostruire.
(Anna
Maria De Palma)
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